
Qualche settimana fa sul supplemento domenicale del Sole24ore ho letto la recensione di Il caso Maurizius, un romanzo di Wassermann pubblicato dalla Newton . Incuriosita, l'ho comprato non appena l'ho visto, ed ora lo sto leggendo. Intanto, i miei elogi alla Newton: un romanzo, ottimo e abbondante, poiché di più di 400 pagine, a soli 6 euro non capita tutti i giorni. Certo, ogni tanto si trova qualche errore (di solito qualche a che diventa e), ma ormai questo è pane di tutti i giorni, anche e soprattutto in volumi di case editrici note e care, carissime. Se devo avere tra le mani un volume in cui le bozze non sono state corrette, preferisco di gran lunga pagarlo 6 euro che 18, come accade sempre più spesso.
Ma veniamo al romanzo di Jakob Wassermann: mi piace, mi piace molto. Come quasi tutti i romanzi del '900, lo si potrebbe considerare un giallo: nella Germania degli anni '20 il giovanissimo Etzel indaga su un caso in cui il padre era stato pubblico ministero prima della sua nascita. Ma il cuore del conflitto tra padre e figlio non è in realtà questo, ma l'assenza della madre. Questa è una delle caratteristiche che più mi piacciono di questo romanzo: ogni cosa è in realtà solo il pretesto per altro, una sorta di strabismo: ogni volta che un personaggio cerca qualcosa, è in realtà per usare quel che troverà ad un altro scopo.
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