4.2.06
Foglie cadute di Wilkie Collins
Dopo una lunga attesa, sono riuscita a mettere le grinfie su Foglie cadute di Wilkie Collins, pubblicato dalla Fazi come altri bellissimi romanzoni di quest'autore dell'Ottocento inglese. Sono soddisfatta? Decisamente sì. Quel che più mi è piaciuto di questo volume è che nell'intrigo che consiste principalmente nel riconoscimento madre-figlia Collins abbandona ogni finzione con il lettore: di solito in un romanzo – o commedia – basato sull'agnizione finale, è chiaro abbastanza presto chi sarà la persona perduta: se a un figlio senza madre corrisponde una madre senza figlio, basta mettere insieme le coppie: ma lo scrittore di solito non si concede mai di dire al lettore: "io so che tu sai". Qui invece Collins lo fa tranquillamente, dice al lettore: lo sappiamo tutti e due che alla fine si riconosceranno, ma come? ma quando? è il destino (o meglio, sono io, autore) che deciderà, tu lettore stattene al tuo posto e vedi cosa ti combino nel frattempo. E quel che combina nel frattempo è una meravigliosa analisi della società vittoriana, non a caso posta a confronto con l'America dell'epoca. Una società, quella inglese dell'Ottocento, in cui a fronte di alcune "foglie cadute" - chi ha palesemente infranto le regole della società – vi sono molte foglie che, pur essendosi staccate dall'albero, si sforzano di continuare ad aderirvi: ed è dal loro agire che nasce la tragedia, non da quello delle foglie veramente cadute, né da quello di chi, come il protagonista Goldenheart (cuordoro) non ha nulla da rimproverarsi, poiché agisce sempre in base alle proprie convinzioni. Nelle ultime pagine Collins promette un seguito al romanzo, ma non c'è nessuna postfazione o nota dell'editore che dica se poi lo scrisse o no, e se prevedono di pubblicarlo. Ho cercato di capirlo dall'elenco delle opere sul sito http://www.wilkiecollins.com/, ma non sono riuscita a capire come stanno le cose.
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