Ieri sera al Teatro Massimo di Palermo è iniziata la nuova stagione di concerti. Il programma di questo primo concerto era tutto Beethoven e Brahms: dapprima l'ouverture Coriolano, un po' moscia per la verità, si vedeva che erano appena tornati dalle vacanze. Il direttore, Will Humburg, qui non li teneva molto bene, e anche all'inizio del concerto per violino di Beethoven tendevano un po' a sfuggirgli di mano per far calare la tensione. Ma con l'ingresso del solista nel primo movimento si è sistemato tutto. Ilya Gringolts mi piace moltissimo, anche se è piuttosto atipico e quindi capisco che possa dar fastidio, un po' come Glenn Gould, bisogna accettare la sua visione delle cose. Il suo suono è sottile, leggero, privo di tutte le profondità che altri violinisti sfoggiano. Eppure, anche se una mia amica sostiene che sembra il miagolio di un gatto, invece resta sempre molto molto dolce. I trilli della prima parte sembravano quasi un canto di usignolo, senza sforzo, senza asprezze. Il Larghetto l'ho seguito meno bene, perché in teatro (pieno) c'era un po' di casino. Il rondò finale è stato, stranamente, molto vivaldiano, con questo nitore di suono, il contrasto tra il solista e l'orchestra che lo faceva sembrare quasi un concerto grosso. Un bis, Bach, che aveva suonato anche la prima volta che era venuto a Palermo, in un concerto in cui aveva dimostrato che, dopo Bach, l'unica possibilità di affrontare il violino solo è quella di Paganini, e che tutti i tentativi di sonate per violino solo (non ricordo nemmeno cosa avesse suonato) sono un fallimento.
Infine una prima sinfonia di Brahms, molto melodrammatica e trascinante, magari a scapito della precisione, ma ci si è abbandonati al fascino delle melodie.
Una bella serata, soprattutto per la presenza di Gringolts.
17.9.05
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